E’ morto il giovane che è stato picchiato a Verona.
Che non è stato “aggreddito” (come ha sostenuto stamane Alemanno intervenendo su raitre), ma è stato assassinato da un gruppo di cinque criminali.
Che non ha subito un “attentato alla vita” (Bocchino del Pdl, venti minuti più tardi su la7), ma è stato assassinato.
La preoccupazione maggiore dei politici sembra ora quella di stabilire se sia legittimo o meno paragonare un assassinio ad opera di estremisti autoconvinti (sarebbe curioso sapere cosa hanno percepito della ideologia di cui si proclamano rappresentanti), ad un atto spregevole di natura politico-ideologica (bruciare una bandiera significa non riconoscere la legittimità di una Nazione).
La mia risposta al loro quesito è: chissenefrega.
Preoccupatevi di individuare i motivi culturali che hanno scaturito queste azioni e di agire in modo che non si creino più le condizioni che hanno portato a questi fatti.
Rendetevi conto, voi politici, che siete attori di un teatrino autocompiancente che non comunica con gli Italiani, che vi guardano esterrefatti, perplessi, ed ormai tristemente indifferenti.